Vera Chiesa
sussurano piano i venti semplici lodi da ogni uomo capite
(Mercoledì 20 Giugno 2007)
Oggi sono turista in Berlino. Ho deciso di non pianificare nulla: sono arrivato ad Alexander Plaz con la metro e, dopo aver consultato invano la mappa, mi sono lasciato attirare dalle forme in lontananza.
In una insignificante laterale di un gran stradone trovo una chiesa sventrata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Quelle mura esercitano su di me un fascino irresistibile fin da quando le scorgo da lontano. Le arcate e le pareti di sinistra sono ancora in piedi, così come gli alti e stretti archi che ancora ospitano alcune strutture per le vetrate terminali, sul coro. All'ingresso mi accoglie un Cristo che scende dalla croce a braccia aperte, districandosi dal groviglio di spine che lo incoronano. Dentro sono sparse opere d'arte moderna, piene del dolore e del terrore della guerra. Un altoparlante diffonde il suono disperato di un pianoforte ed una voce tedesca di cui non capisco nulla. Sul pavimento di quella che fu la navata destra è collocata una lapide scura coperta da alcuni centimetri di acqua, appena mossa dal vento: le foglie di un salice vi cadono di tanto in tanto, e tra i disegni descritti dalle onde lievi si leggono nomi, nomi, nomi...
Gruppi di bambini biondissimi corrono saltellando e cantando un ritornello, o giocando a nascondino tra le sculture.
Le ricche vetrate sono infrante:
tra gli archi fronde verdi e vive
e in alto blu cielo e nubi
affrescò mano ben più sublime.
L'incenso è ormai disperso:
di piante e strade l'odore terso
e l'aria trabocca primavere
fiorenti di preghiere sincere.
Né ombra vibra più d'alcun lume:
la sera devoti volgetevi agli astri
e sull'altare profumo di sole
è goccia di luce negli occhi vostri.
Meccaniche litanie già assopite:
ovunque son risa di bimbi e canti
e sussurano piano i venti
semplici lodi da ogni uomo capite.
Originariamente pubblicato su Gheminga



