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Daniele Paganelli


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Un Pinguino in Via Barchetta 77

by mythsmith last modified 2006-02-27 12:13 PM

Apre Net Open Source: un accogliente iceberg di pinguini collegati in rete, per navigare ed imparare. Aperto a tutti ma soprattutto ai più giovani. Made in Comune di Modena.

Un fugace messaggio, una soffiata, su un forum di Conoscere Linux (il modena linux user group) annunciava ieri sera l'inaugurazione di un misterioso "qel" detto "Net Open Source".
Se non fosse stato in Via Barchetta 77, cioè a 100 metri da casa mia, ed alle 4 di un sabato pomeriggio in mobilità, non avrei certo tentato la sorte.

All'inaugurazione c'erano il sindaco, l'assesstrice Romagnoli, Simone Aliprandi autore di due libri sul copyleft e l'open source, e gli organizzatori dell'iniziativa. Più tutti quelli come me che erano venuti per curiosità o a mangiare i pasticcini (anche se nessuno aveva indossato una maglia con uno GNU disegnato, come basilare segno di riconoscenza per tutta quella crema e quel guaranà).

A parte il fatto che ci sono 14 computer con installato GNU/Linux, che si terranno corsi sul medesimo, e che si offriranno consulenze gratuite ed aiuto per chi desideri migrare, è il discorso dell'assesstrice che mi ha messo più di buon umore. Innanzi tutto perché pronunciava source letteralmente "surs". Eppoi perché affermava il grande interesse che il comune di modena starebbe rivolgendo al mondo Open, paventando anche una possibile migrazione dell'intera rete civica e della amministrazione comunale.

Con lungimiranza, che secondo me nasconde una paura forse eccessiva, vorrebbero cominciare questa migrazione dalle nuove generazioni, cercando di attirare in quel Net Garage soprattutto giovani. I quali troveranno lì alcuni strumenti per imparare Linux come loro "lingua madre" (anziché windows), contribuendo a rendere, un giorno, meno traumatica (e costosa) una eventuale migrazione da parte del comune.

Ciò che mi dà fastidio e mi rende pessimista riguardo il progetto, è il fatto che i computer abbiano il dual boot con il vecchio windows.
Ciò significa innanzitutto che il comune non ha capito niente dei benefici del mondo opensource: hanno praticamente raddoppiato tutte le spese. Hanno comunque pagato le licenze windows, dovranno pagare qualcuno che ci tenga dietro, ed in più dovranno pagare qualcuno che tenga dietro a Linux. Assurdo.

Oltre a questo, che è solo l'ennesimo esempio di spreco di denaro pubblico, c'è una considerazione forse indotta dalle prime impressioni che ho visto nella mezza dozzina di ragazzini che hanno subito assaltato le postazioni, incuranti del sindaco degli assessiori, degli organizzatori e dello scrittore che presentava il suo libro nella stanza accanto.

Subito hanno naturalmente cercato di installare programmi per windows. Subito hanno cercato di vedere filmati per windows, real player, etc. Subito hanno cercato di vedere pagine realizzate con Flash, Java, Shockwave, etc.

Subito hanno pensato "che merda".
Perché? Perché la distribuzione è Ubuntu. Ottima, naturale, ma senza (almeno di default) tutti quei ciapini purtroppo essenziali per navigare, soprattutto per un ragazzino. Non so come sono organizzati, ma si fanno il mazzo per installare su 14 computer Java, Flash, i codec windows, etc, altrimenti l'esperimento è destinato a fallire.
I ragazzi arriveranno, e comincieranno a piagnucolare: rivoglio windows, rivoglio windows! Perché con Ubuntu "plain" non riusciranno mai ad accedere a tutto ciò di cui la TV o gli amici gli parlano. Si sentiranno esiliati, deportati al Polo Nord, in compagnia di un pinguino irridente del tutto muto per loro.

Ora, non è per fomentare la solita flame war tra distribuzioni, ma i casi sono due:

  • Pagano un tecnico per N ore, che si occupi di installare Real Player, i codec windows, Java, Shockwave, Flash e quant'altro.
  • Esasperati, rinunceranno ad avviare linux. E allora, non sarebbe statao meglio installare Suse, che ha già tutto? Magari nella versione a pagamento, completa di TUTTO, che costa un terzo di windows... evitando naturalmente windows stesso...

E parla uno che ha sempre usato Debian, usa Debian, continuerà ad usare Debian, e non gradisce Suse. Solo che conosce bene che installare quella roba maledetta non è facile sui sistemi debian, perché è giustamente considerata "blasfema" (tutto proprietario).

Se la migrazione è il vero obiettivo, non è meglio rendere l'ambiente di arrivo veramente accogliente, piuttosto che dare sempre la possibilità di tornare a quello precedente?
Da lì si può cominciare a spiegargli che la loro libertà d'espressione è più importante del programma per scaricare file illegali o del plugin per vedere la pubblicità che gli piace di più, e che la lotta al digital divide non può soccombere davanti al videogioco appena uscito.

Dimenticavo: in alternativa potrebbero chiamare un monaco Stallmanista a convertire ragazzi di 14-15 anni - desiderosi di musica e videoclip softcore (generalmente più marketing che arte) - alla Vera Illuminazione. Certo è la soluzione che preferisco, ma dove trovare un tale Santo?


Originariamente pubblicato su Gheminga

 


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