Riguardo Ora Sesta
Un lettore mi chiede delucidazioni sul criptico brano "ora sesta"...
(presupposto: puoi leggere "Ora Sesta" qui sul mio blog oppure su Gheminga)
Alle mercoledì 11 luglio 2007, hai scritto:
> da Nicola G.:
>
> Un po' ermetica: o volutamente surreale (nel senso di moderna!)?
> Ho tanto provato a pensare "di cosa trattassi", se ci fosse un
> oggetto-soggetto a cui ti fossi indirizzato; ma non ho trovato niente, non
> ho saputo immaginare qualcosa a cui hai dato il titolo _Ora Sesta_. Forse è
> proprio il titolo che mi disorienta: eppure sembra che "qualcosa sotto ci
> sia". A cosa pensavi quando l'hai scritta?
> Se non sono troppo indiscreto!
> Certo "una poesia spiegata perde la sua poesia" ... ma scusami, voglio
> correre il rischio. Grazie... e CIAO
Ciao!
Forse è vero che una poesia spiegata perde parecchio, ma spiegarla nutre talmente tanto il narcisismo dell'autore che quasi nessuno si sottrae, quando vi è addirittura la richiesta ;)
Non so cosa possa capire un lettore di ciò che ho scritto, perché egli non ha in mente l'immagine istantanea che ha generato quelle sensazioni. In un certo senso è avvantaggiato: è libero di pensare ciò che vuole - ma del resto, potrebbe benissimo non trovare nulla cui pensare ritenendo il brano solo un ammasso di parole.
Comunque, il fatto è questo.
Una casa in un bosco sulle colline di Siena, decenni orsono. Una giovane, cui è indirizzato il brano, la abita: "la pelle liscia e i capelli luminosi". Verso mezzogiorno, mentre il pranzo è sul fuoco, esce pochi minuti per recarsi a pregare in un un luogo di pace vicino alla casa. E' una semplice madonnina di coccio posta in un crocicchio lungo il sentiero, di quelle con le candele i fiori e la grata davanti, "gli occhi sinceri attraverso le sbarre". Di qui il titolo "Ora Sesta", cioè la preghiera di mezzogiorno.
La mente si assenta nella preghiera, il tempo passa e una vita semplice scorre via rapida: il bosco viene abbattuto, condomini e palazzoni sono costruiti, il sentiero diventa una strada asfaltata che da accesso alla tangenziale della città. La madonnina viene incorporata in un muro: non rimane nemmeno un metro tra la grata e il traffico feroce delle automobili.
Eppure la giovane, adesso anziana e con la vita alle spalle, ancora si reca a mezzogiorno presso quella stessa madonnina - ora del tutto marginale, quasi un incidente di percorso nelle strade velocissime di uomini privi di riflessività, speranza e fede che le passano accanto senza nemmeno vederla.
La nonnina non permette al progresso di distruggere quel luogo così caro ed essenziale, non lascia entrare nella sua mente il baccano delle macchine e la confusione della modernità.
Ma per un attimo esita, si volta verso il traffico con uno sguardo sofferente, e lì incontra il mio: sto passando veloce come tutti a bordo della mia rumorosa e puzzolente vettura, del tutto indifferente a qualsiasi cosa si trovi oltre le due linee bianche della strada. I suoi occhi mi catturano e mi fanno sentire colpevole della devastazione di quel luogo. Lei si gira, posa un fiore davanti alla madonna, e ricomincia a pregare come tanti anni fa.
Io proseguo per la mia strada con le ossa rotte e gli occhi umidi. La semplicità di quel gesto spazza via tutte le false complicazioni della mia vita. Vedo il deserto dentro di me per ciò che è realmente: una distesa infinita di nulla.
Ma ora in quel deserto c'è un fiore, piantato dalla nonnina...
Ciao e grazie per avermi scritto!



