quando la scienza guarda indietro...
nato da una discussione su it.istruzione.scuola
Da ignorante del metodo scientifico quale sono, mi permetto di fare
alcune osservazioni riguardo la sua applicabilità su questioni quali
"l'origine della vita", "l'origine del cosmo", e le varie "origini" che
tanto hanno sempre affascinato l'uomo.
Associo la figura di Galileo al metodo scientifico, sicché forse le mie nozioni al riguardo sono un po' fuori moda visto che alcuni sostengono che la sua fama rimandi piuttosto all'Inquisizione.
Il metodo di Galileo, e le sue successive evoluzioni, descrive un modus operandi per acquisire un tipo di conoscenza, detta *scientifica*. Tale metodo si fonda su un presupposto imprescindibile: l'osservazione.
Un fenomeno deve essere osservato per essere conosciuto. L'osservazione Galileiana, a sua volta, impone un altro requisito ai fenomeni passibili di indagine scientifica: la ripetibilità.
Spero che in questo il metodo attuale non sia totalmente diverso da come lo conosco io... sarebbe una bella "murata nei denti".
Osservabilità e ripetibilità. Da questo non credo si possa prescindere.
I risultati delle osservazioni scientifiche vengono poi applicati nella costruzione delle teorie scientifiche. A che servono queste teorie?
Oltre che a passarsi il tempo in modo avvincente, solitamente vengono usate per *prevedere* le proprietà di fenomeni non *ancora* osservati.
Ad esempio, posso avvalermi della teoria termodinamica e di osservazioni scientifiche precedenti (i "dati") per prevedere cosa accadrà al mescolamento di due reagenti chimici.
La previsione scientifica ha senso solo in quanto, se volessi, *potrei* osservare cosa accade effettivamente realizzando l'esperimento.
Le teorie alla base dell'origine di questo e quest'altro, sono costruite estrapolando dalla teoria scientifica le proprietà e lo svolgersi di fenomeni non osservati. E' una previsione scientifica in tutto e per tutto.
Ma, ha senso? Posto che non potremmo mai fare un esperimento di "origine della vita", perché _la_scienza_stessa_ ci dice che tale esperimento avrebbe una durata oltre la portata della specie umana, che senso ha tentare di prevedere (o meglio, "antevedere"?).
A mio parere le spiegazioni scientifiche "a posteriori" di fenomeni non ripetibili sono del tutto inutili, ed anche un po' arroganti. Lo è la teoria del "disegno intelligente" tanto quanto quella dell'"evoluzione casuale".
Associo la figura di Galileo al metodo scientifico, sicché forse le mie nozioni al riguardo sono un po' fuori moda visto che alcuni sostengono che la sua fama rimandi piuttosto all'Inquisizione.
Il metodo di Galileo, e le sue successive evoluzioni, descrive un modus operandi per acquisire un tipo di conoscenza, detta *scientifica*. Tale metodo si fonda su un presupposto imprescindibile: l'osservazione.
Un fenomeno deve essere osservato per essere conosciuto. L'osservazione Galileiana, a sua volta, impone un altro requisito ai fenomeni passibili di indagine scientifica: la ripetibilità.
Spero che in questo il metodo attuale non sia totalmente diverso da come lo conosco io... sarebbe una bella "murata nei denti".
Osservabilità e ripetibilità. Da questo non credo si possa prescindere.
I risultati delle osservazioni scientifiche vengono poi applicati nella costruzione delle teorie scientifiche. A che servono queste teorie?
Oltre che a passarsi il tempo in modo avvincente, solitamente vengono usate per *prevedere* le proprietà di fenomeni non *ancora* osservati.
Ad esempio, posso avvalermi della teoria termodinamica e di osservazioni scientifiche precedenti (i "dati") per prevedere cosa accadrà al mescolamento di due reagenti chimici.
La previsione scientifica ha senso solo in quanto, se volessi, *potrei* osservare cosa accade effettivamente realizzando l'esperimento.
Le teorie alla base dell'origine di questo e quest'altro, sono costruite estrapolando dalla teoria scientifica le proprietà e lo svolgersi di fenomeni non osservati. E' una previsione scientifica in tutto e per tutto.
Ma, ha senso? Posto che non potremmo mai fare un esperimento di "origine della vita", perché _la_scienza_stessa_ ci dice che tale esperimento avrebbe una durata oltre la portata della specie umana, che senso ha tentare di prevedere (o meglio, "antevedere"?).
A mio parere le spiegazioni scientifiche "a posteriori" di fenomeni non ripetibili sono del tutto inutili, ed anche un po' arroganti. Lo è la teoria del "disegno intelligente" tanto quanto quella dell'"evoluzione casuale".



