Punti d'Essere
Quando cambiamo punto di vista, vediamo le stesse cose da un'altra prospettiva. Ma quando è il nostro punto d'essere a modificarsi, allora tutta la realtà, compresi noi stessi, cambia fin nell'essenza, tanto che nessun punto di vista sulla nuova realtà potrà coincidere con un possibile punto di vista sulla realtà precedente.
Il professore apre con grazia la cuvetta, la appoggia piano sul bancone. Con una pipetta aspira concentrato un po' di soluzione, la pone con calma nella cuvetta, sempre senza staccare lo sguardo serio dalle goccioline di liquido bluastro. Quindi versa da un becker altro solvente, richiude dolcemente la cuvetta col suo tappino di plastica, e la fa oscillare con una mano capovolgendola da un verso e dall'altro.
Poi, alita sul quarzo della cuvetta, con lo sguardo che vaga lontano, e lo ripulisce con carta assorbente. Nel mentre si dirige nel laboratorio di fianco. Giuntovi, apre lo sportello dello spettrofotometro (sempre un po' più lentamente di come lo farei io) ed inserisce attentamente la cuvetta nel vano.
Nel frattempo parlava di ciò che doveva succedere, o raccontava ulteriori dettagli sul funzionamento di quella macchina.
Il sacerdote solleva dolcemente il velo che sta sul calice, dopo averlo posto di fronte a se. Quindi versa nel calice il vino, assorto nella preghiera nel lento scorrere del vino giù nell'incavo. Quindi versa appena una gocciolina d'acqua dall'apposita brocchetta, la osserva un attimo disciogliersi e sperdersi in quel mare rosso. Poi fa oscillare il calice in una mano, in circolo, in modo che l'acqua sia perfettamente distribuita.
Poi si pone al centro dell'altare, benedice il pane ed il vino, mangia con reverenza l'ostia e beve con calma il vino.
Uscii tardi dal laboratorio: erano le sei passate. Mi diressi alla macchina, parcheggiata dietro all'università. Nel raggiungerla, notai tre persone in piedi che tenevano in mano qualcosa. Non avrei soffermato su di loro lo sguardo nemmeno un secondo di più, se non fosse che erano in un punto decisamente strano, direi quasi assurdo. Si trovavano a lato del parcheggio tra due container, quelli per i lavori di cantiere, rimasti lì probabilmente dal recente restauro dell'area di sosta. Cosa ancora più curiosa, davano le spalle al parcheggio, e guardavano invece la siepe. La scena mi provocava una certa ilarità, perché pensavo che stessero pisciando lì nel bel mezzo del parcheggio, cercando una direi ironica privacy semplicemente offrendomi le spalle.
Quando raggiunsi la macchina, però, capii di colpo e rimasi molto stupito: le loro labbra si muovevano, almeno così mi pareva. Tutto fu chiaro quando contemporaneamente si chinarono a terra con le mani in avanti, e vidi lo stuoino sotto le loro ginocchia.



