Protezionismo Digitale, costi in Vista...
Pubblicata un'analisi dei costi supplementari che ciascuno di noi dovrà pagare per garantire la Specifica di Protezione dei Contenuti redatta da Microsoft ed indirizzata a tutti i produttori di hardware e software.
NOVITA': Pubblicata una traduzione in italiano a questo indirizzo:
Un distinto specialista in tecnologie per la rappresentazione di dati di interesse medico ("medical imaging") ha pubblicato sul suo sito personale una dettagliata analisi sulle conseguenze nefaste che Windows Vista, l'aggiornamento di Windows XP, porterà al mondo dell'informatica.
Peter Gutmann, autore di "Una Analisi dei Costi del Sistema di Protezione dei Contenuti in Windows Vista", non è un fanatico anti-Microsoft né un santone pro-Software Libero. E' semplicemente un professionista, che usa il computer ed i relativi programmi per guarire la gente. La sua analisi presenta unicamente voci di bilancio concrete, totalmente depurate da considerazioni filosofico/catastrofiste tipiche di certi invasati informatici. E la somma del bilancio stilato da Gutmann è indiscutibilmente in rosso.
Il fuoco della critica è, come dice il titolo, il "Protezionismo" dei Contenuti introdotto da Vista per tutelare gli interessi ed i privilegi di chi sui contenuti investe denaro e si aspetta un ritorno economico: case discografiche, cinematografiche e software. Si tratta di un insieme di specifiche tecniche che Microsoft ha inviato ai produttori di software e hardware con l'obiettivo finale, tanto per capirci, di impedire ai quattordicenni di copiare gli mp3 dell'idolo di turno, oppure di scaricare l'ultimo Harry Potter da aMule (condivisibile, dopotutto...).
Tale protezione è incredibilmente complessa da ottenere. Non è possibile creare semplicemente un nuovo formato di file e nuovi software che impediscano la condivisione, la copia ed altri reati gravissimi. Bisogna modificare radicalmente tutto il sistema operativo, in modo che ogni programma sia obbligato a rispettare i limiti imposti dai produttori; occorre
costruire nuovo hardware che assicuri il corretto utilizzo dei flussi di dati che li attraversano.
Ciò costa parecchio. In termini di nuovo software da acquisire, ma anche di hardware perfettamente funzionante che dovrà essere buttato nel cassonetto e sostituito con pezzi nuovi compatibili con il regime di Protezionismo Digitale: costi che gli utenti dovranno sostenere interamente e senza alcun beneficio.
Gutmann, che usa il computer per lavorare e produrre come la maggior parte delle persone, giudica assai negativamente queste "evoluzioni" tecnologiche, tanto da arrivare ad affermare che "le Specifiche per la Protezione dei Contenuti potrebbero essere il più articolato messaggio di suicidio della storia". Secondo l'autore del duro articolo, infatti, tali protezioni sono addirittura "fisicamente impossibili": esisterà sempre il modo di copiare qualcosa. Questo è chiarissimo alla Microsoft, difatti Gutmann invita a
notare come le Specifiche siano zeppe di raccomandazioni generiche a dir poco inappropriate ad un documento tecnico, del tipo:
"Si raccomanda che un produttore di apparati grafici vada oltre l'interpretazione letterale della specifica, per provvedere funzionalità di protezione dei contenuti addizionali, perché ciò dimostra la sua decisa volontà di tutelare i contenuti d'eccellenza".
A quanto pare la Microsoft non chiede solo un impegno tecnico a rispettare le sue Specifiche, ma anche un dono votivo di qualche genere da parte dei suoi sudditi, che ne attesti l'incondizionata fedeltà...
Rimando all'analisi sul sito personale di Gutmann per chi volesse approfondire i molteplici aspetti toccati dal dottore, qui tralasciati per brevità:
http://www.cs.auckland.ac.nz/~pgut001/pubs/vista_cost.txt
Articolo originariamente pubblicato su Gheminga.



