L'inevitabilità di Dio
Un Dio, comunque lo si voglia chiamare, è strutturato nel nostro modo di pensare la natura e noi stessi. Questo è il primo battesimo di umiltà che qualsiasi Io Pensante deve accettare per mondare il peccato originale della schizofrenia. Di qualsiasi religione si scelga poi di far parte, foss'anche l'ateismo.
A volte, nel frastuono della dialettica digitale, capita di riuscire quasi involontariamente a riassumere una propria convinzione profonda in poche parole. Sono perle forse di nessun interesse generale, ma che fotografano nettamente il nostro modo di pensare in un dato momento della vita - e forse per molto più tempo.
Val la pena conservarle. Sì, è atto puramente autoreferenziale: infatti serve a me stesso come riferimento futuro, quando la coscienza sarà evoluta o regredita, per ricordare qualcosa che ho pensato intensamente.
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>La prima domanda era semplicissima:
>in cosa credi?
[...]
> La seconda era forse un po' ostica (ma non da
> mandare a cagare qualcuno,
> cavolo):
> Perché?
> Crisi!
> Dopo qualche balbettio ho tentato di chiarire la
> domanda:
> "Perchè credi in questo e non in altro? Perché
> credi che questo sia il Dio vero?
Beh io ho una educazione scientifica, quindi ti rispondo in termini a me famigliari:
Dio è un postulato del teorema che governa il mio agire morale.
Non
c'è nessun motivo logico per cui debba esserci proprio questo postulato, e non un altro. L'unica cosa
certa è che deve essercene qualcuno, altrimenti è impossibile compiere
delle scelte.
Così come è impossibile prevedere il comportamento
della natura senza elaborare una teoria scientifica con dei postulati
da cui compiere deduzioni, allo stesso modo è impossibile prevedere sè stessi, quindi
essere io pensante, senza una collezione di postulati da cui dedurre le
proprie scelte di vita.
Io ho questo.
Tu quali postulati hai?
> 1. Non credere a niente e/o a nessuno se la
> notizia non è verificabile e/o la fonte non
> affidabile.
> 2. tutti mentono (spesso per proprio tornaconto),
> onon credere
> loro
> 3. ciò che non può essere provato è falso finchè
> non viene
> provato.
>
> Ecco qua, che mi dici?
Hai elencato ciò in cui NON credi, da buon ateo.
Sarebbe
come se uno scienziato pretendesse di fondare una teoria dicendo
semplicemente: "Non è vero che l'entropia in un processo isolato
aumenta o resta uguale".
Io gli dico, OK. Ora però dammi
affermazioni dalle quali io possa prevedere qualcosa, altrimenti la tua
non è una teoria scientifica e non me ne faccio un bel niente.
Allo
stesso modo i tuoi postulati, dal mio punto di vista, non sono
sufficienti per fondare delle scelte: perché dicono semplicemente ciò
che non è vero e su cui perciò non si possono basare le decisioni, e
trascurano di dire poi in cosa credi.
Ora, visto che immagino che tu faccia delle scelte nella tua vita, i casi sono 2:
- Le tue scelte sono del tutto incoerenti ed aleatorie, non credi assolutamente in nulla e perciò non ti è nemmeno possibile conoscere te stesso (senza assunzioni non si può prevedere - se uno non prevede se stesso, non può conoscersi). Beato te che riesci a vivere in questa condizione privilegiata di incoscienza, sul serio.
- Le tue scelte si basano su assunzioni che non vuoi indagare né ammettere, o forse ignori del tutto. Questa è una condizione pericolosissima, perché potenzialmente sei nelle mani di "Qualcun altro" che ha deciso per te, ti ha instillato le sue convinzioni fondamentali, e le ha nascoste alla tua stessa coscienza in modo che tu non potessi indagarle e perciò, modificarle a tuo piacimento. In pratica, una marionetta.
In realtà non mi interessa sapere in cosa credi. Il punto dove voglio andare a parare è: individua i tuoi postulati. Bene. Perché quelli e non altri?
Vedi
che sei nella mia stessa identica condizione. Io ho Dio. Tu hai altro.
Nessuno di noi due ha una ragione logica per aver scelto questo o
quell'altro, perché la logica ha bisogno di postulati da cui procedere,
e questi non possono essere generati dalla logica stessa ma devono
venire da qualcos'altro.



