induttivismo negativo
Può succedere ovunque. Come oggi, sdraiato su un prato in una giornata di sole.<br>
E' salita dall'erba, ' penetrata nel cervello. Tutto è diventato
grigio: le voci si son fatte idee, gli oggetti si sono astratti a
concetti, ed una cappa di monotonia senza futuro è piombata
sull'universo.<br>
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Taluni la chiamano depressione. Solo una società utilitarista come la
nostra può aver attribuito al termine "depressione" una valenza
patologica... <br>
La mia malattia si chiama "induttivismo negativo" e, per una volta, lasciatemi essere un po' ipocondriaco. <br>
Ogni filo d'erba comincia ad assomigliarsi, seguono gli alberi, gli
oggetti. Poi anche le persone decantano in poche "categorie". La
propria vita si assottiglia in vuote "fasi", gli eventi flocculano e
perdono relazione ed emozione. <br>
Tutto l'universo implode in poche idee, tutta la vita in pochi
concetti, l'esistenza in poche regole. Ogni cosa perde d'interesse: non
è possibile nulla di nuovo. Il futuro collassa nel passato, ed i
pensieri vagano all'impazzata in una stretta prigione di
generalizzazioni.<br>
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Non c'è via di fuga da questo carcere: ogni
possibilità di scampo è prevista dal regolamento interno della galera. Addirittura, il
regolamento prevede che si tenti di sfuggire, perché l'esito sarà
sempre un ritorno tra le sue catene, seppur dopo un momento di
illusoria libertà. <br>
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Come se ne esce? Boh!<br>
Il mio buon senso di chimico mi dice: occorre portare il sistema
sufficientemente lontano dallo stato attrattore di non-equilibrio in
cui si trova, in modo che, dopo un periodo di incontrollata
instabilità, possa trovare il suo punto di equilibrio termodinamico. <br>
Biologicamente, questo punto di equilibrio è la morte, il ché mi procura un certo disagio.



