Chiama, dona e vinci!
Questo il titolo di una recente iniziativa di fund raising della Fondazione San Raffaele per la ricerca sul diabete. Percepite la dissonanza?
L'altro giorno mi sono imbattuto in una pubblicità in radio che diceva più o
meno: "chiamaci, dona tot euro, e vinci un viaggio alle Mauritius".
Oggi ho deciso di rintracciare quella campagna di "beneficenza", eccola:
Chiama, Dona e Vinci!.
Appena ascoltata, mi sono chiesto: che senso ha? L'atto del dono non esclude l'interesse al tornaconto, almeno consciamente? Perché una vincita alla lotteria dovrebbe incentivarmi al dono? Se mi sta a cuore il destino dei diabetici, posso considerare "50 pc altec" o un viaggio x2 alle Mauritius come lo sprone all'azione?
Dall'altro lato... se la fondazione è realmente interessata alla ricerca sul diabete, perché non spende i soldi dedicati a questa pessima lotteria in... beh, ricerca sul diabate?
Ovvia risposta: la lotteria rende di più!
Già.
Questo significa che la Fondazione San Raffaele etc etc vuole far soldi da
destinare alla ricerca (escluso iva e, naturalmente costi) però non gli
interessa che chi dona condivida il suo obiettivo. Per la fondazione è
sufficiente che doni, anche se preferirebbe che i diabetici morissero annegati nella melassa.
Basta che gli interessi o la ricerca, o la lotteria. Anzi, la ricerca deve interessargli un po' meno, perché una parte della donazione andrà volenti o nolenti a finanziare la stupida lotteria.
Poi ho collegato tutta questa faccenda ad un altro articolo, letto sul corriere qualche giorno addietro: Il non profit si mette la cravatta e assume manager della finanza
Ed ho capito tutto.
Ma si può propagandare un'idea di solidarietà come se fosse una merendina?



