Facebook: non esserci sarà reato
Tra quanto sarà formulata l’equivalenza non-iscritto = criminale? Già oggi non essere su Facebook è segno quasi eversivo, e sono abituato a ricevere occhiate storte e disorientate quando ammetto di non esserci. Forse un giorno lo guardo stranito diverrà sospettoso, e mi sentirò chiedere: “Perché? Cos’hai da nascondere?”
Dal film tratto dal romanzo "Il grande fratello" di Orwell. Non partecipare agli eventi sociali e non trovarsi davanti allo schermo in orari prefissati equivaleva ad un crimine.
Ormai le storie di criminali catturati grazie a Facebook sono all’ordine del giorno. La prima notizia che sentii fu quella barzelletta del ladro colto da una crisi di astinenza irrefrenabile proprio durante un’incursione in villetta. Così visita il suo profilo per vedere se qualcuno gli ha scritto, e poi fugge. Dimenticandosi aperta la sua pagina.
Le storie si sono poi moltiplicate, anche perché la polizia stessa ha cominciato a usare con intelligenza il più grande schedario del mondo per identificare i criminali.
Le strategie sono svariate. Nel Gennaio del 2010 la polizia Neo Zelandese appese l’identikit di un ladro a Facebook, ottenendo dagli utenti la preziosa collaborazione che gli ha poi permesso di chiudere il caso (e rinchiudere il malfattore).
Utilizzare Facebook come bacheca dove appendere identikit è giovato anche alla polizia di Verona, che questo Aprile ha potuto catturare l’assassino ricercato dal 2007.
A Ottobre 2009 risale invece la notizia del criminale localizzato dalla polizia statunitense grazie ai suoi stessi aggiornamenti di stato.
A Dicembre 2009 la polizia di Bollate, nel Milanese, ha usato Facebook proprio come uno schedario, sfogliando assieme ad una donna vittima di uno stupro tutti i profili corrispondenti a nome, città ed età del responsabile. Fino a trovare una foto corrispondente.
Il network salva anche delle vite: un annuncio di suicidio è bastato a far intervenire la polizia di Sorrento, e salvare una vita.
E non è solo la polizia a servirsi di Facebook per condurre indagini: è di Marzo la notizia di due fidanzati di Ascoli Piceno trasformatisi in detective per rintracciare uno scippatore minorenne.
L’america, culla di Facebook, è sempre un passo avanti, e così anche FBI e polizia si organizzano per sfruttare questa incredibile risorsa con rigore e metodo. Nelle diapositive di un corso, trapelate su Electronic Frountier Foundation (EFF), si legge che tra gli usi profittevoli dei social network vi sono:
- Rivelare comunicazioni personali
- Stabilire moventi e mappare relazioni personali
- Fornire informazioni di localizzazione
- Comprovare o falsificare alibi
- Ricostruire strutture criminose
- Cui aggiungerei, viste le notizie riportate sopra:
- Ottenere panieri fotografici a completamento degli identikit
EFF ha provato a protestare contro questi metodi: l’uso di identità false per raccogliere informazioni sarebbe una violazione della privacy degli utenti.
Ma non c’è da stupirsi, questa è l’essenza di qualsiasi social network. Alla privacy gli utenti rinunciano nel momento in cui si iscrivono: non rimane molto da violare, o qualcuno cui importi qualcosa, a parte i criminali.
A parte i criminali…
Tra quanto sarà formulata l’equivalenza non-iscritto = criminale?
Già oggi non essere su Facebook è segno quasi eversivo, e sono abituato a ricevere occhiate storte e disorientate quando ammetto di non esserci.
Forse un giorno lo guardo stranito diverrà sospettoso, e mi sentirò chiedere: “Perché? Cos’hai da nascondere?”
Originariamente pubblicato su Gheminga



