Contro il caffé in pillole
Sono sempre stato contrario al caffé in cialda o ancor peggio in capsula: una posizione istintiva, senza profondi argomenti a sostengo. Recentemente è stata installata una macchinetta Lavazza Point a capsule dove lavoro, quindi ho deciso di approfondire le ragioni della mia contrarietà.
Ambientale:
L'argomento ha un certo peso, nel senso fisico del termine. Ogni confezione doppia di capsule Lavazza Point pesa 25 grammi, di cui solo 6 grammi di caffé (3 a capsula).
Ora non voglio stare a quantificare l'impatto ambientale di quei 19gr di plasticaccia perfettamente inutile, ma è sicuramente molto maggiore al danno causato dal sottile involucro a tenuta che racchiude i tradizionali pacchetti da 250gr di caffé.
Mi piacciono i numeri, quindi ogni pacchetto di caffé da 250gr si buttano nella spazzatura 19*250/6=792gr di plastica.
Un certo peso, appunto.
Economica:
Il punto debole più evidente e universale è il prezzo delle capsule. Comprate all'ingrosso possono arrivare a costare 27 centesimi di euro l'una: un bell'affare rispetto all'euro del bar.
Paragoniamoli però al costo di un quantitativo equivalente di caffé, al chilo: 0,27€*1000gr/3gr= 90€/kg. Avete mai visto un caffé così costoso? I più costosi caffé (Illy) si aggirano intorno ai 20€/kg, cioè quasi 5 volte meno.
Per fare il confronto con un pacchetto da 250gr, l'Illy costa circa 5€, il Lavazza Point costerebbe 22.5€.
Si può immaginare perché costino così tanto. Da un lato la fabbricazione e le materie prime (76% del peso). Dall'altro la strategia commerciale Blade and Razor: ti vendo il rasoio a niente, ma le lame le paghi care. E funzionano solo quelle che ti vendo io (Vendor Lock-In).
Filosofica:
Il caffè per me è un piacere, non una necessità. E come tutti i piaceri, molti fattori contribuiscono a determinarlo: sensoriali, psicologici, rituali, e a ciascuno i suoi.
Personalmente il piacere del caffé include il sentire l'intenso odore irresistibile che si sprigiona all'apertura del tappo (ben diverso da quello della bevanda); il vedere la soffice polvere marroncina tutta ammonticellata nel barattolo; il dosarla seguendo le mie illogiche teorie sulla relazione tra compattazione e gusto, tra distribuzione sul filtro e aroma; il rumore della la prima goccia che cade morbida sul bicchiere vuoto; le piccole differenze tra un caffé e l'altro.
Sul posto di lavoro per me il caffé è una pausa, uno svago. La semplice manualità richiesta dal caricamento della macchinetta rilassa la mente, a ricondurre i pensieri sui noti e rassicuranti sentieri di un rito.
Con le capsule il piacere è dimezzato. Non c'è niente da vedere o toccare, solo un bottone da spingere, identico a milioni di altri bottoni di cui è fatta la nostra ipertecnologica vita.
E puoi benissimo continuare a lavorare mentre prendi il caffé.
Prossimamente la mia soluzione a questo gravissimo problema che affligge l'umanità.



